Legge sicurezza globale francese, a rischio privacy e diritti

0 Commenti
1999 Visualizzazioni
Autrice: Leila Belhadj Mohamed

Recentemente è stato definitivamente approvato il disegno di legge sulla cosiddetta “sicurezza globale”, ampiamente modificato e completato in prima lettura dai parlamentari e dal Governo. È stato rinominato “disegno di legge per la sicurezza globale che preserva le libertà”. Ironico, dato che da un lato aumenta notevolmente i poteri delle forze di polizia, dall’altro limita la privacy e la libertà di espressione dei cittadini.

Protezione video, body camera e droni

L’articolo 20 estende il diritto di consultare le immagini delle telecamere di videosorveglianza agli agenti della polizia municipale e ai controllori della prefettura di polizia di Parigi. La polizia municipale sarà, quindi, in grado di visualizzare le immagini prese dalle telecamere nelle vicinanze di luoghi commerciali.

Il Senato ha introdotto diverse garanzie tecniche su questo punto e ha previsto un parere della Commissione Nazionale per la Protezione Video sul progetto di decreto che fisserà i termini del sistema, che non sono al momento ancora consultabili.

Per garantire la sicurezza dei trasporti, alcuni agenti delle aziende del trasporto pubblico locale avranno accesso alla videosorveglianza di tutte le strade, tranne quelle private. Un nuovo articolo, introdotto dal Senato, fornisce un quadro normativo per l’utilizzo della videosorveglianza delle persone in custodia nei commissariati o detenute in un centro di detenzione amministrativa.

Il testo facilita, inoltre, anche la trasmissione in tempo reale alla polizia delle immagini riprese dalle telecamere installate nelle aree comuni di alcuni condomini. Il trasferimento sarà possibile in particolare in caso di “occupazione” dei locali, nel quadro di un accordo con il padrone di casa o il gestore dell’immobile – questo può anche essere deciso dalla polizia e dalla gendarmeria in caso di emergenza e dopo un allarme lanciato dal gestore.

All’articolo 21 sono sancite le norme che regolano l’uso di body camere da parte di agenti di polizia e gendarmi, il cui utilizzo dovrà essere reso unico per tutte le forze dell’ordine entro luglio 2021. Secondo questa norma, le immagini possono essere trasmesse in diretta al posto di comando e agli agenti coinvolti nella condotta e nell’esecuzione dell’intervento. La possibilità di utilizzare queste immagini nei media è stata eliminata dalla maggioranza di Governo, secondo la quale la diffusione di questo materiale avrebbe alimentato una “guerra delle immagini” tra quelle diffuse sui social e quelle registrate dalle body camera. Per l’opposizione si tratta di censura.

L’articolo 22 stabilisce, per la prima volta, un quadro legislativo dettagliato sull’uso dei droni da parte delle forze dell’ordine, che ad oggi sono stati utilizzati in assenza di un quadro chiaro. In due occasioni nel 2020 il Consiglio di Stato ha ordinato al Governo di fermare la sorveglianza di Parigi.

Il testo specifica i casi in cui l’uso dei droni è permesso presentando un quadro molto ampio: registrazione di alcuni reati gravi, sorveglianza di luoghi pericolosi o di difficile accesso, manifestazioni dove c’è un rischio di disordini molto gravi. Oltre alle forze dell’ordine, anche i vigili del fuoco e il personale di sicurezza civile avranno il permesso di utilizzarli.

Le salvaguardie sono limitate: divieto dell’uso permanente di droni, di filmare l’interno delle case e gli ingressi, l’uso del riconoscimento facciale, la registrazione di suoni e l’obbligo di informare il pubblico.

Sarà necessaria un’autorizzazione preventiva prima dell’uso dei droni per le operazioni di polizia da parte del prefetto o procuratore o giudice istruttore. Inoltre, il Ministero dell’Interno dovrà elaborare, e poi aggiornare regolarmente, delle linee guida sull’uso dei droni – una sorta di dottrina del lavoro- dopo aver consultato la Commissione nazionale per l’informatica e le libertà civili (CNIL).

Le immagini possono essere utilizzate dal vivo o conservate per il tempo del loro utilizzo in procedimenti legali. La misura porta in legge una pratica già sperimentata da diversi anni e presentata dai suoi sostenitori come “inevitabile” nella modernizzazione delle pratiche dai rappresentanti della professione.

In ultimo, l’emendamento del Governo permetterà agli agenti di polizia municipale di usare i droni in via sperimentale per cinque anni per “assicurare l’esecuzione degli ordini di polizia del sindaco”.

Reato di “provocare l’identificazione” delle forze dell’ordine e dei loro familiari

L’articolo 24 crea un nuovo reato nel Codice penale, che punisce con cinque anni di reclusione e 75.000 euro di multa qualsiasi “provocazione [nel senso di incitare, invocare] l’identificazione” di un gendarme, di un ufficiale di polizia, di un doganiere o dei loro parenti, “con il chiaro scopo di causare danni fisici o psicologici”.

I senatori non hanno incluso alcun riferimento esplicito alla diffusione di immagini delle forze dell’ordine, che è stata la causa di molte manifestazioni contro il testo in autunno, e hanno portato la disposizione fuori dal quadro della legge sulla stampa del 1881. Il rischio è che si traduca in un concetto giuridico “vago”.

Questo reato è applicabile anche in caso di provocazione dolosa da parte della famiglia di un ufficiale di polizia o di un gendarme. L’articolo permette anche di punire la creazione di file informatici allo scopo di identificare “maliziosamente” i pubblici ufficiali.

A tutto ciò vanno aggiunti i primi due capitoli del testo di legge destinati all’implementazione dei poteri della polizia municipale e dei servizi di sicurezza privati, considerati “un anello essenziale nel continuum della sicurezza” e che saranno al centro della compagine securitaria nel contesto della preparazione di grandi eventi come la Coppa del Mondo di Rugby del 2023 e i Giochi Olimpici del 2024.

In ultimo, e non meno importante, è stata tolta la possibilità della riduzione di pena per coloro che sono stati condannati per aggressione a pubblico ufficiale e l’articolo 25 sancisce il permesso per le forze dell’ordine di detenere l’arma anche fuori servizio in qualsiasi luogo pubblico.

Dal titolo, questa legge dovrebbe preservare le libertà. Dal suo testo, invece, si evidenzia un tentativo del Governo di imporre un regime di sorveglianza, sicurezza e censura, soprattutto nei casi di violenza da parte delle forze dell’ordine. Il testo, per la sua complessità e per i suoi tratti quasi liberticidi, dovrà certamente passare attraverso il Consiglio Costituzionale prima di essere promulgato.