Immuni, un rischio per la nostra democrazia

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Le app di contact-tracing, come Immuni, avrebbero dovuto essere la risposta tecnologica ad una necessità pressante: interrompere in modo veloce e sistematico la catena dei contagi da coronavirus.

Una risposta, a ben vedere, arrivata in fretta e furia e senza una vera pianificazione da parte delle istituzioni e degli organi democratici, sia in Italia che nel resto del mondo. Quasi un atto di fede incondizionato, verso uno strumento che avrebbe dovuto risolvere ogni problema.

Eppure, la realtà è ben diversa: non solo queste app hanno fallito in partenza, ma rischiano anche di creare nuovi e gravi problemi alla nostra società e democrazia.

Un’inconcepibile mancanza di governance e leadership

Il soluzionismo tecnologico genera mostri, si potrebbe dire.

In questo articolo (link) abbiamo già discusso dei problemi tecnici, politici e sociali di Immuni, l’app di contact tracing italiana. Problemi che, ad oggi, non sono ancora stati presi in considerazione.

Ma quelle non sono le uniche questioni rilevanti. La mancanza di governance e pianificazione da parte del Parlamento e del Governo ha lasciato Immuni in un limbo pericoloso, generando due ordini di problemi:

Le autorità sanitarie non riescono a gestire il contact-tracing.

Chi riceve una notifica da Immuni può scegliere di contattare l’autorità sanitaria, che disporrà la quarantena fiduciaria in attesa di tampone per confermare o meno il contagio.

Il problema? Le Regioni non riescono a garantire tempistiche veloci per il test. Il risultato è che le persone sono costrette agli arresti domiciliari senza possibilità di appello, per almeno 15 giorni. Questo, nell’assoluta incertezza che deriva dalla possibilità di falsi positivi dell’app.

È notizia di questi giorni il primo caso di una persona di Bari posta in quarantena a causa di Immuni, senza possibilità di ricevere tampone: https://www.lagazzettadelmezzogiorno.it/news/bari/1230324/bari-prigioniera-di-immuni-costretta-alla-quarantena-dall-app-ma-non-mi-fanno-il-tampone.html

Il tracciamento dei contatti è da sempre un pilastro della lotta alle malattie infettive, ma per essere efficiente ed utile deve garantire il rispetto delle tre “T”: Testing, Tracing, Tracking.

Senza la capacità di testare in tempi brevi le persone potenzialmente infette, il sistema crolla su sé stesso. La questione poi è particolarmente rilevante quando il sistema di tracciamento digitale dei contatti potrebbe portare ad un numero elevatissimo di soggetti che hanno bisogno di tamponi in tempi brevi.

Nel silenzio del legislatore, gli Enti locali prendono pericolose iniziative

Il secondo ordine di problemi, è relativo alle iniziative degli enti locali, che nel silenzio delle istituzioni centrali cercano di disciplinare autonomamente l’uso di Immuni.

Giungono infatti notizie di enti che prescrivono l’obbligo di utilizzare Immuni per accedere a determinati servizi.

L’ultimo esempio arriva sempre da Bari, dove è stato prescritto il divieto di accedere ad aree di gioco di squadra senza Immuni: https://www.lagazzettadelmezzogiorno.it/news/bari/1231202/bari-sport-di-squadra-si-rigioca-all-aperto-ma-solo-con-immuni.html

Vale la pena ricordarlo: l’uso di Immuni, per legge, è su base volontaria.

È scontato anche ricordare che gli enti locali non possono rendere obbligatorio l’uso di Immuni. Eppure, nel silenzio delle istituzioni, questo sta già accadendo.

Obbligare la popolazione ad utilizzare Immuni per fruire di certi servizi o accedere a determinati luoghi è una compressione ingiustificata delle libertà fondamentali dei cittadini, che non può passare inosservata.

È particolarmente grave poi che l’Autorità Garante per la Protezione dei dati non abbia preso in considerazione questi rischi durante il processo di autorizzazione dell’app.

Un rischio democratico: cittadini di serie A e cittadini di serie B

L’Autorità Garante avrebbe piena competenza per imporre l’adozione di specifiche misure per la salvaguardia dei diritti delle persone, oltre che – eventualmente – sospendere del tutto l’uso dell’app in assenza di misure di tutela.

Il Regolamento per la protezione dei dati (GDPR) prevede che i dati personali relativi alla salute possano essere trattati per motivi di interesse pubblico esclusivamente in presenza di misure appropriate e specifiche per tutelare i diritti e libertà delle persone (art. 9, par. 2, lett. i).

Quali sono le misure appropriate e specifiche per tutelare la libertà di movimento delle persone in caso di falso positivo?

Quali sono le misure appropriate e specifiche per evitare una discriminazione ingiustificata sulla base dell’uso o meno di Immuni? Un app che, peraltro, non è supportata dagli smartphones meno recenti, e non è supportata dai nuovi Huawei.

Senza intervento dell’Autorità Garante e senza una reale pianificazione da parte delle istituzioni democratiche del nostro paese (in primis il Parlamento) il rischio è quello di creare cittadini di serie A e di serie B, sulla base di una discriminazione assolutamente incostituzionale.

Chi possiede l’ultimo modello di smartphone ha più diritti rispetto a chi invece non può permetterselo o semplicemente non ha interesse ad averlo?

Immuni è una scommessa fallita che rischia di fare più male che bene. Serve il coraggio di ammetterlo, e soprattutto serve un intervento deciso e severo da parte dell’Autorità Garante per la protezione dei dati.

In Norvegia, l’Autorità di supervisione ha sospeso temporaneamente l’app nazionale di contact-tracing, perché ritenuta non proporzionale rispetto allo scopo perseguito (così come previsto anche dal GDPR, al Considerando 4). Tra le motivazioni: “the low proliferation of the app, with users accounting for approximately 14 percent of the population aged 16 and older, and the rates of infection in the general population “.

Anche Immuni soffre di un bassissimo tasso di utilizzo, eppure il Garante per la protezione dei dati, nonostante tutti gli altri problemi evidenziati, la ritiene ancora una soluzione utile e proporzionale.

Non è facile prevedere cosa succederà, ma certamente è già possibile cogliere una brutta deriva, che se non adeguatamente affrontata potrebbe seriamente incrinare i rapporti sociali e i nostri diritti fondamentali.

Autore: Matteo Navacci, co-founder Privacy Network