La fede incondizionata nel contact tracing

0 Commenti
1002 Visualizzazioni

È recente la notizia secondo cui il Belgio ha deciso di non adottare app di contact-tracing, non ritenendola proporzionale rispetto allo scopo perseguito, che può essere raggiunto con altri mezzi meno invasivi e pericolosi.

In Italia invece ci siamo buttati a capofitto in un progetto che le stesse pubbliche istituzioni non capiscono fino in fondo.

Il “soluzionismo tecnologico” che sta caratterizzando questo periodo è quasi un atto di fede: non esiste una vera pianificazione, ma in qualche modo si spera che la tecnologia possa salvarci tutti.

Come già affermato con un nostro precedente comunicato stampa (link comunicato stampa) riteniamo legittimo il tentativo delle istituzioni di individuare strumenti tecnologici per la lotta alla pandemia, ma solo nel caso in cui questi strumenti siano in grado di tutelare i diritti fondamentali delle persone.

Tutto il mondo è alla ricerca del prossimo strumento di monitoraggio e controllo, quando molto probabilmente l’unica cosa davvero utile sarebbe una strategia sanitaria e di quarantena effettuata sulla base di informazioni di qualità e test veloci e affidabili.

Le app di contact-tracing non sono il jolly contro il covid19, e non c’è motivo per buttarsi a capofitto in soluzioni tecnologiche che potrebbero abilitare scenari di sorveglianza di massa o semplicemente mettere a rischio la tutela dei diritti delle persone.

Una pandemia non si combatte con app, autocertificazioni e lockdown, ma con strumenti in grado di analizzare grandi quantitativi di dati, estrarre informazioni utili, e prendere decisioni in tempi brevissimi.

Autore: Matteo Navacci