La fatturazione elettronica come mezzo di sorveglianza di massa?

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Autore: Matteo Navacci

In questi giorni c’è in corso un animato dibattito tra Agenzia delle Entrate e Garante Privacy.

Il 9 luglio 2020 il Garante ha emesso un parere, seguito da una replica del 13 luglio, in merito ad un nuovo schema di provvedimento del Direttore dell’Agenzia delle Entrate, per l’attuazione dell’ art. 14 del decreto legge 26 ottobre 2019, n. 124.

Vediamo qual è l’oggetto della contesa.

L’Agenzia delle Entrate ha proposto uno schema di provvedimento attuativo dell’art. 14 del DL 124/2019, che disciplina l’utilizzo delle fatturazioni elettroniche (in particolar modo la memorizzazione dei dati).

Lo schema proposto dall’Agenzia delle Entrate prevede possibilità di memorizzare e utilizzare ai fini fiscali anche i c.d. “dati fattura integrati“. Attraverso i dati di fattura integrati, che comprendono anche eventuali allegati alle fatture, è possibile conoscere i beni e servizi oggetto di fatturazione, oltre che le specifiche prestazioni e la tipologia di rapporti fra i soggetti.

La legge prevede che questi dati siano conservati per un periodo pari a 8 anni dal momento della presentazione della dichiarazione di riferimento o fino alla definizione di eventuali giudizi. Questi dati sarebbero disponibili anche alla Guardia di Finanza, oltre che al personale dell’Agenzia delle Entrate.

Grazie all’incrocio ed elaborazione di questi dati, oltre a quelli già disponibili, l’Agenzia delle Entrate sarebbe in grado di conoscere con elevata precisione le abitudini di consumo delle persone, la regolarità dei pagamenti, oltre che informazioni sullo stato di salute, fino ad arrivare anche a informazioni giudiziarie e penali (si pensi alle informazioni contenute nella fattura di uno studio legale).

Il Garante Privacy ha affermato, giustamente, che questa raccolta e elaborazione massiva di dati non fiscalmente rilevanti, per un tempo così lungo, è sproporzionata, oltre che in violazione della normativa privacy europea.

In Italia ogni anno vengono emesse più di 2 miliardi di fatture.

Di fatto, questo provvedimento darebbe all’Agenzia delle Entrate il potere di sorvegliare e profilare in modo estremamente dettagliato e indiscriminato la vita e le abitudini dei cittadini italiani. Uno scrutinio dal quale sarebbe praticamente impossibile sfuggire.

Oltre a questo, concentrare questa massa enorme di dati presso l’Agenzia delle Entrate creerebbe evidenti rischi di sicurezza. La sicurezza informatica della Pubblica Amministrazione italiana non è affatto delle migliori. Solo pochi mesi fa l’INPS è stata vittima di un incidente che ha comportato l’accesso da parte di terzi non autorizzati a migliaia di dati personali di cittadini. Cosa succederebbe se qualcuno avesse accesso a dati così dettagliati e approfonditi delle persone? Le conseguenze sarebbero disastrose.

Il Garante, nel parere del 9 luglio 2020, lamenta proprio l’assenza di misure di garanzia adeguate per assicurare la protezione dei dati, soprattutto per quanto riguarda le informazioni sulla salute o sulle vicende giudiziarie dei cittadini, nel rispetto dei principi di privacy by design e by default previsti dal Regolamento UE per la protezione dei dati (GDPR).

In particolare, il GDPR e il nuovo Codice Privacy prevedono delle tutele rafforzate per il trattamento di dati relativi alla salute.

Questi dati possono infatti essere trattati lecitamente per motivi di interesse pubblico rilevante solo quando questo sia necessario e proporzionato alla finalità perseguita, nel rispetto dei diritti fondamentali e interessi delle persone.

Vale la pena ricordare che anche l’art. 14 del DL 124/2019 prevede la necessità di adottare misure di garanzia adeguate per la protezione dei dati personali e la tutela dei diritti delle persone.

Il trattamento prospettato dall’Agenzia delle Entrate non solo non sembra affatto necessario e proporzionato alla finalità perseguita, ma anzi non sono state previste neanche misure adeguate per la tutela dei diritti fondamentali delle persone.

L’attività prevista dall’ Agenzia delle Entrate “contrasta con il principio di proporzionalità su ci si basano l’ordinamento interno ed europeo […] e configura un sistema di controllo irragionevolmente pervasivo della vita privata di tutti i contribuenti, senza peraltro migliorare il doveroso contrasto dell’evasione fiscale.

La sorveglianza di massa della popolazione non è mai giustificabile, neanche per finalità di lotta all’evasione.

I dati personali sono espressione digitale della nostra identità. Un controllo così massivo, in pieno stile “Grande Fratello”, deve ritenersi incostituzionale ancor prima che in violazione della normativa europea per la protezione dei dati personali.

La privacy è la dimensione in cui fiorisce la nostra individualità e libertà. Senza privacy, non può esserci libertà.

Nessuna Autorità pubblica dovrebbe avere un potere del genere.