Dal contact-tracing allo Stato di Polizia

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Slovenia, Grecia, Ungheria, Danimarca e ora anche Regno Unito tra i paesi che comunicano attivamente dati personali di positivi al COVID19 alle forze dell’ordine.

I protocolli europei per la lotta al COVID prevedono che le persone risultate positive ad un test COVID-19 abbiano l’obbligo legale di auto isolarsi per almeno 10 giorni.

In caso di violazione dell’obbligo di quarantena sono previste in alcuni casi specifiche sanzioni. Per questo, molti paesi europei permettono alle forze dell’ordine di accedere ai dati delle persone soggette ad obbligo di quarantena.

Come riporta il Guardian, anche in UK le forze dell’ordine avranno accesso, se necessario, ai dati delle persone sottoposte all’obbligo di quarantena. La polizia potrà usare questi dati per fare accertamenti ed eventualmente prendere provvedimenti, tra cui anche erogare sanzioni pecuniarie.

Il confine tra salute pubblica, sorveglianza e repressione di massa si fa sempre più sbiadito.

Più volte abbiamo sottolineato il rischio di evoluzione (o involuzione?) dei sistemi di contact-tracing ai fini di sorveglianza di massa e repressione della popolazione.

Negli Stati Uniti alcuni ufficiali pubblici hanno già mostrato interesse all’uso della metodologia del contact-tracing ai fini della repressione di proteste e manifestazioni. Seppur trattandosi di un’analogia, è evidente che c’è un interesse da parte delle forze dell’ordine ad acquisire, in qualsiasi modo, dati necessari ad effettuare attività di ricerca e individuazione di contatti tra diverse persone.

In Cina i sistemi di contact-tracing introdotti per la lotta alla pandemia probabilmente rimarranno a tempo indeterminato, con una evoluzione verso la sorveglianza di massa della popolazione ai fini della valutazione costante dello stato di salute dei cittadini.

Il rischio di “function-creep”, cioè di evoluzione delle finalità per cui è stata inizialmente sviluppata una certa tecnologia, è tutt’altro che remoto. Qualsiasi tecnologia ne soffre e ne ha sofferto (vedi energia nucleare). Tanto più nella società dell’informazione, in cui chiunque è sempre più affamato di dati che possono offrire un vantaggio competitivo o strumenti ulteriori per controllare la popolazione.

I sistemi per il contact-tracing digitale sono particolarmente invadenti, e possono evolvere in veri e propri sistemi di sorveglianza di massa capillare.

Perfino il Cavaliere Nero si fa problemi ad usare il contact-tracing.

Il contact-tracing digitale deve essere giustificato da specifiche tutele che riguardano la trasparenza, proporzionalità e limitazione delle finalità perseguite.

Come ricorda anche il Garante Privacy: […] i parametri essenziali di legittimità degli strumenti di contact tracing, [sono] individuabili in primo luogo nella funzionalizzazione a fini di utilità sociale (contenimento dei contagi), piuttosto che a fini repressivo-sanzionatori, dovendo tali soluzioni integrarsi in una più ampia e complessa strategia di prevenzione sanitaria – nonché nel rispetto delle norme di protezione dati quale condizione, oltretutto, indispensabile per la necessaria fiducia sociale in tali misure.”

In nessun caso il contact-tracing può lecitamente diventare un mezzo per la sorveglianza e repressione di massa della popolazione.

Neanche il diritto alla salute può arrivare a giustificare l’eccessiva compressione di altri diritti fondamentali della persona, come la libertà di movimento, la libertà di pensiero o la protezione dei dati personali – inteso come diritto al trattamento lecito, corretto e trasparente dei propri dati.

Quanto poco ci vuole per passare da uno Stato di Diritto ad uno Stato di polizia? Fino a che punto il COVID può essere usato come pretesto per comprimere sempre più i diritti fondamentali delle persone?

Fino a che punto è giustificabile creare sistemi informativi per il trattamento massivo dei dati di tutta la popolazione, per finalità che vanno anche oltre la tutela della salute pubblica?

In Italia, il Primo Ministro Giuseppe Conte rassicura che non sarà mandata la polizia nelle case degli italiani. Una rassicurazione che, salvo presumere ipotesi contrarie, non avrebbe neanche senso di esistere in uno Stato di Diritto.

Nel frattempo, procede la campagna per il download di Immuni.


Autore: Matteo Navacci